Il mio innocuo segreto lesbo

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Il desiderio scoppiava dentro di me.
Mentre componevo il numero per parlare con la lesbica al telefono sentivo già la fica contrarsi di piacere. Sognavo da sempre di farlo e per un motivo o per un altro non ne avevo mai avuto il coraggio.
Come mamma di un figlio di otto anni e come moglie di un marito davvero perfetto, il gesto che stavo per fare immagino fosse considerato folle dai più. Ma è possibile avere una vita piena, negandosi qualche piccola e innocua evasione che possa realizzare le mie fantasie?
Sono una donna etero, ma avevo sempre avuto un’attrazione anche per le ragazze. In cuor mio lo sapevo da sempre, anche quando mi sono innamorata di quell’uomo che avrai sposato solo qualche anno dopo. Mentre ero incinta del nostro bimbo, avevo iniziato nel tempo libero a leggere qualche romanzo rosa omosessuale. Ci sono finita quasi per caso, per via di quell’abbonamento mensile ai libri digitali, che mi aveva permesso di spulciare tra nuovi titoli.
La prima volta che mi sono immersa nelle parole che descrivevano una scena di sesso lesbico, ho avuto un orgasmo senza nemmeno bisogno di toccarmi. Dopo quel momento ho cominciato a sognare periodicamente scopate lesbiche, arricchite da sex toys come lo strap-on. Confesso di aver anche chiesto a mio marito, per fortuna amante della sperimentazione, di comprarne uno per scoparmi per gioco con lo strap-on. Lui si è dimostrato aperto all’idea. Mi sono sentita una maialina mentre quel cazzo di gomma mi scopava tutti i buchi, anche sapendo che dopo aver avuto quel primo round, mi sarei occupata anche del cazzo di mio marito che scoppiava al pensiero di trovare i miei buchetti già aperti e dilatati. Come si è divertito quella notte!
Per un paio d’anni, dopo quell’avventura, il mio desiderio si era sopito. Ma… qualche mese fa di nuovo il pensiero fisso… Un momento focoso con una lesbica, una sveltina proibita, un segreto tutto per me.
Ci avevo pensato e ripensato, e alla fine ero giunta alla conclusione che fare un incontro dal vivo con una ragazza omosessuale, non era la scelta giusta per me. Ok, mi sarebbe piaciuto, ma avrei offeso troppo mio marito. Non era giusto nei suoi e nei nostri confronti.
Momenti eccitanti con una lesbica al telefono

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Ma quel tarlo continuava e… ho pensato che parlare al telefono con una lesbica poteva rappresentare quel giusto compromesso. In fondo, ero sempre stata pazzesca con la fantasia.
Mentre componevo il numero e la fichetta mi pulsava ero distesa a letto e mi ero preparata con un bel vibratore di fianco, in caso mi tornasse utile.
La voce al telefono che rispose alla mia chiamata si rivelò fin dalle prime parole dolcissima ed erotica. Mi chiedeva di me, dei miei desideri. Non era difficile per me aprirmi, sapendo anche che sarei stata al sicuro nella mia privacy e che in casa non c’era nessun orecchio indiscreto.
Il cuore della chiamata fu conteso tra i suoi gemiti e io che maneggiavo il vibratore dentro di me, godendo di ogni scossa di quel giocattolo che esaltava le sensazioni che la voce della lesbica mi provocava. Mi sono divertita a sentirmi la sua zoccoletta, mentre mi descriveva come si sarebbe presa cura della mia fica sfregandola contro la sua.
Dopo un attimo di esitazione, le chiesi se poteva descrivermi le sue tette, una delle mie più nascoste fantasie erotiche era di succhiare il latte dalle tette grosse di una donna. Lei mi disse che ahimé aveva delle tettine, che aveva appena una seconda, ma che il suo seno era sensibilissimo e che impazziva all’idea delle mie labbra che mungevano i suoi capezzoli. Mi diceva succhia… succhia… mordimi per bene così tiriamo fuori il latte caldo appena munto dal mio seno…
Quando mi ha detto che mi avrebbe cullata fino a che non l’avessi sfinita a furia di succhiarle con forza le labbra, ho accelerato la vibrazione del vibratore e sono esplosa in una serie di orgami multipli che sembrano non finire più.
Brava tesoro, mi disse. Se vuoi richiamare anche domani, le mie tettine saranno qui ad aspettarti piene di latte. Ti aspetto per la merenda.
Inutile dire che telefonai anche il giorno dopo. E quello dopo ancora. Era (ed è) il mio piccolo, innocuo, segreto.