Foot Fetish al telefono

0.80c/min + iva

0,50c/min iva inclusa

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«Indosso delle scarpe molto particolari…»
La donna fetish che risponde alla linea erotica va dritta al sodo. È come se mi avesse letto nel pensiero. Come se per la prima volta con una donna non avessi bisogno di spiegarmi.
«Vorrei essere il tuo tappetino» lo sussurro senza vergogna mentre mi adagio alla poltrona stendendo la schiena al meglio. Voglio immaginare di essere disteso a terra, ai suoi piedi. Ai piedi di una donna trasgressiva, come me.
«Se parli di nuovo ti schiaccio la faccia con le suole, non mi risulta che i tappeti possano proferire parola. Dico bene?» la sua voce calda e femminile mi provoca.
Io sto al gioco, non rispondo. Decido di ascoltare e di godermi il flusso. Un tappeto non deve pensare a niente, solo accogliere i piedini stanchi che cercano conforto nella morbidezza del tessuto. Il tessuto in questo caso è il mio petto. Un petto sul quale si possono affondare i tacchi per calpestare ogni centimetro di pelle.
«Bravo zerbino… silenzioso, umile. Ho i piedini molto stanchi. Sono stata in piedi su questi tacchi vertiginosi tutto il fottuto giorno e ora ho davvero bisogno di poggiare le scarpe in qualcosa di soffice.»
La descrizione così accurata mi manda in estasi. Le sue calzature cominciano a calpestarmi partendo dal petto. Si alza in piedi sopra di me e sento tutto il suo peso, ma come una piuma rispetto al mio fisico robusto e mascolino. Lei è snella, alta, fragile, ma decisa e forte mentre tasta con le punte dei piedi e le punte dei tacchi la mia fisicità.
«E qui? Cosa c’è tappetino di duro qui in mezzo? Fammi sentire meglio».
Gemo ad alta voce nel sentire che con le scarpe sta calcando il mio uccello duro per lei. Per i suoi piedini perfetti e per queste scarpe odorose che spero di poter ricevere tra le labbra. Con dei piccoli movimenti alternati dei piedi è come se mi massaggiasse l’erezione che sento crescere sempre di più, ingombrante e compressa nei miei pantaloni in pelle.
«mmh» un sussurro più forte si fa sentire fino dall’altro lato del cellulare.
«Hai detto qualcosa tappeto? Devo proprio tapparti questa bocca se non lo fai con le buone maniere». Autorevole, severa, giusta. Con un tappeto come me bisogna essere intransigenti.
Un’esperienza Fetish estremamente eccitante

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«Tolgo la scarpa destra, leccami il piede. Subito!» la donna lo appoggia rapida sulle mie labbra, per chiudermi la bocca in un primo momento e per spingermi le dita sulla lingua poi. Muove le dita dei piedini mentre gliele lecco. Faccio scivolare la lingua in ogni fessura, tra un ditino e l’altro. Prendo l’alluce tra i denti, afferrandolo con delicatezza e comincio a succhiarlo. Mungo questo alluce con tutto me stesso. Eccitato all’idea di eccitare la donna che si sente venerata dai miei massaggi. La mia lingua, il mio corpo, tutto è al servizio di questa meravigliosa dea da adorare.
«Riesci a prenderlo tutto in bocca il mio piedino? Fammi sentire come lo prendi fino in gola». Apro la bocca a più non posso per far sentire alla mia dea che può avere tutto da me. Che sono pronto ad accogliere le sue estremità e a prendermene cura. Anche quando sembra aggressiva e mi ficca dentro tutto il suo piede profumato, so che lo fa perché mi ha scelto, perché sono il suo tappeto. Respiro con il naso a fondo per cogliere ogni sfumatura dell’odore di questi piedini stanchi, bisognosi di essere massaggiati.
«Mi tolgo anche l’altra scarpa e ora siedo sul divano. Appoggio i piedi su di te, tappeto, massaggiami». Con le mani afferro le piante dei piedi e comincio a massiaggiarle con le dita. Faccio dei movimenti circolari lenti e profondi. La donna geme. Le accarezzo le caviglie e le pizzico il tallone. Geme ancora. Prendo le caviglie sottili tra le mani applicando una leggera pressione. Mi porto i talloni sopra il viso, in corrispondenza delle guance. Con la lingua scorro rapace sulla pianta dei piedi, alternando leccate aperte a piccoli colpetti. Geme di nuovo e io ansimo con lei. Siamo un tutt’uno: io il suo tappetino preferito e lei, la mia dea dai piedini da fata. Geme ancora. Gemo anch’io. Esplodiamo di piacere insieme.
«Ti adoro mia dea».